Hanal Pixán: il Día de Muertos nello Yucatán

Nello specifico voglio parlarvi della versione yucateca di questa ricorrenza. Lo stato dello Yucatán ha una tradizione culturale strettamente legata alla cultura maya e qui il famoso sincretismo religioso, ovvero l’incontro tra credenze indigene e cattoliche, si riconosce anche nel modo di ricordare i defunti.

Questa tradizione ha anche un nome in lingua maya, Hanal Pixán, scritto anche Janal Pixan, che significa “cibo delle anime”. Un nome che ci dice già qualcosa di importante: il cibo non è un contorno della celebrazione, ma una delle sue parti fondamentali.

La celebrazione che conosciamo oggi unisce credenze e pratiche maya con elementi cattolici introdotti durante l’epoca coloniale. Quindi non dobbiamo immaginarla come una cerimonia precolombiana arrivata fino a noi senza alcun cambiamento: nel corso dei secoli si è trasformata, mantenendo un legame molto forte con la memoria familiare.

Il legame con i defunti

Per avvicinarci a questa tradizione bisogna partire dal rapporto con gli antenati. Nel mondo maya le pratiche funerarie e le idee sull’aldilà sono cambiate a seconda dei luoghi e delle epoche; parlare di una sola credenza identica per tutti sarebbe quindi una semplificazione.

Quello che ritroviamo nell’Hanal Pixán è l’idea che il rapporto con i propri familiari non si interrompa con la morte. Secondo la tradizione, in questi giorni le anime possono tornare a visitare i vivi e vengono accolte con offerte di cibo e bevande.

È un aspetto importante da capire prima di guardare gli altari. Perché quei piatti non vengono preparati soltanto per abbellire una tavola: sono parte dell’accoglienza riservata alle persone di famiglia che non ci sono più.

L’incontro con le tradizioni cattoliche

Con la colonizzazione spagnola, le pratiche indigene si intrecciarono con il calendario cristiano, in particolare con Ognissanti, il primo novembre, e con la commemorazione dei Defunti, il 2 novembre.

Anche negli altari si riconosce questo incontro. La croce verde, ad esempio, nella spiegazione della Secretaría de Fomento Turístico dello Yucatán richiama la ceiba, l’albero della vita. Accanto alla croce troviamo alimenti, acqua, sale, incenso, candele e fotografie dei defunti.

Il risultato è una tradizione viva nella penisola dello Yucatán, con espressioni differenti in Yucatán, Campeche e Quintana Roo. Le usanze di una famiglia o di una comunità non vanno però prese come una regola valida per tutte le altre.

Gli altari: bianchi, colorati, familiari

Quando pensiamo al Día de Muertos ci vengono in mente il cempasúchil arancione, il papel picado, ovvero la carta colorata intagliata, e le calaveras, i teschi che possono essere anche di zucchero. Le Catrinas invece sono figure di scheletri vestiti elegantemente: non sono il nome dei teschietti di zucchero.

Nello Yucatán alcuni altari tradizionali hanno un aspetto più sobrio e rustico, ma attenzione a non trasformare questa differenza in una regola assoluta. Le tovaglie bianche sono associate agli altari degli adulti, mentre per i bambini si utilizzano anche colori allegri, dolci e giocattoli.

Quindi non sarebbe corretto dire che nello Yucatán non si usa mai il papel picado o che tutti gli altari del resto del Messico siano uguali. Basta la documentazione delle usanze di Dzilam González, che descrive anche carta colorata, per capire quanto contino le differenze locali.

Il cibo delle anime, ma anche della famiglia

E proprio il cibo è uno degli aspetti più importanti di tutta questa ricorrenza. Perché quando si parla di “cibo delle anime” non si intende semplicemente preparare qualcosa da mettere su un altare per poi lasciarlo lì. Il discorso è che, secondo la tradizione, in questi giorni i defunti tornano a trovare i propri familiari e vengono accolti anche attraverso le pietanze che gli piacevano quando erano in vita.

Quindi dietro a quel piatto c’è il ricordo di una persona. Magari una preparazione che mangiava sempre, una bevanda che le piaceva particolarmente, qualcosa che in famiglia tutti associano a lei. E questo secondo me rende molto più comprensibile una tradizione che, vista da fuori e senza nessuna spiegazione, potrebbe sembrarci anche piuttosto strana.

Dopo il momento dedicato all’offerta, il cibo viene condiviso dai familiari. Nella descrizione del Governo dello Yucatán, le anime hanno prima ricevuto la “grazia” delle pietanze e poi sono i vivi a mangiarle.

Il mucbipollo, chiamato anche pib

Prima vi ho nominato il mucbipollo, chiamato anche pib, che merita una piccola parentesi. Si tratta di un grande tamal preparato con un impasto di mais, generalmente ripieno di carne di pollo e maiale, avvolto nelle foglie di banano e tradizionalmente cotto sotto terra.

Ovviamente poi ogni famiglia ha la propria preparazione, quindi non aspettatevi di trovare una ricetta identica ovunque. E se avete particolari esigenze alimentari chiedete sempre gli ingredienti, perché oltre al ripieno di carne anche l’impasto può contenere strutto.

Ma quando si celebra esattamente l’Hanal Pixán?

Le giornate principali sono tre: il 31 ottobre è dedicato ai bambini defunti, il primo novembre agli adulti ed il 2 novembre a tutte le anime.

Anche gli altari cambiano a seconda di chi si vuole accogliere. Per i bambini, ad esempio, vengono utilizzati colori più allegri, dolci e giocattoli. Quindi la descrizione degli altari sobri con le tovaglie bianche riguarda soprattutto quelli dedicati agli adulti; non significa che nello Yucatán siano tutti uguali o che non si incontrino anche allestimenti molto colorati.

Poi, come succede spesso in Messico, spostandosi da una località all’altra si trovano usanze differenti. Il calendario generale è questo, ma i preparativi ed alcuni rituali possono estendersi anche ad altri giorni. La scheda del Sistema de Información Cultural su Dzilam González, ad esempio, descrive offerte anche il 3 novembre: è una documentazione della tradizione locale, non un programma di eventi pubblici per il 2026.

Se siete in viaggio in questo periodo

Se state organizzando un viaggio in questo periodo, fate quindi attenzione a distinguere le date della ricorrenza dal programma delle manifestazioni pubbliche. Una sfilata, una mostra di altari ed una celebrazione familiare sono cose diverse, anche se fanno tutte parte dello stesso contesto.

E soprattutto chiedete prima di fotografare persone o altari privati. Magari verrete accolti con piacere e qualcuno avrà anche voglia di spiegarvi quello che ha preparato, ma non diamolo per scontato.

Personalmente è proprio questo l’aspetto del Messico che mi interessa raccontarvi: capire il motivo per cui si fanno determinate cose. Perché vedere un altare pieno di cibo e pensare che sia una bella decorazione è comprensibile; sapere che quel cibo è stato preparato per accogliere nuovamente una persona di famiglia ci fa capire molto meglio quello che abbiamo davanti.

E nel caso dell’Hanal Pixán, dietro a un tamal, una fotografia ed una candela c’è esattamente questo: una famiglia che prepara il ritorno dei propri cari.

Origine e fonteSecretaría de Fomento Turístico dello Yucatán · Janal Pixán Gobierno de Yucatán · Janal Pixan ↗Secretaría de Cultura · Hanal Pixan en Dzilam González (09/12/2021) ↗

Fonti consultate il 21 ottobre 2026. Approfondimento culturale: non è un calendario degli eventi 2026. Ulteriori fonti ufficiali sono elencate qui sotto.